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La seppia e il calamaro sono molluschi cefalopodi (dal greco kephale = testa e podes= piedi), la loro presenza nei nostri mari e nel sottocosta è abbastanza diffusa, è facile trovarli nei porti e sui fondali sabbiosi o misti, di medie ed alte profondità. Lo spinning ai cefalopodi stà prendendo sempre più piede tra gli appassionati di pesca, l’esca di base è la totanara, o squid jig, non altro che imitazioni di gamberi prodotti in varie misure e colori, con un costo relativamente basso. Le mie esperienze a cefalopodi non sono eccezionali, anche perché non avevo mai approfondito l’argomento in quanto reputavo questa variante poco divertente, ma da qualche giorno ho dovuto ricredermi avendo assaggiato il divertimento di averne uno in canna. Tutto nasce la settimana scorsa, quando dopo un tramonto privo di catture, tiro fuori uno squid dallo zainetto ed inizio a lanciare, dopo qualche recupero sento tirare lentamente il filo, come da manuale recupero piano, e lentamente vedo affiorare in superfice una testolina che getta acqua a zampilli, arrivato sotto ai piedi mi accorgo che si tratta di un bel esemplare di calamaro verace, tutto contento, il giorno dopo sono in un negozio di pesca a fare scorta di totanare!Ieri sabato 23/01/2010 come la settimana scorsa, mi sento con Savio, ed organizziamo una battuta pomeridiana a barracuda, ma il mio pallino adesso sono i calamari e gli squid! Arrivati sul posto ci sistemiamo per bene ed incominciamo a sondare il nostro specchio d’acqua, nel frattempo ci raggiungono altri due simpatici amici. Al calare del sole Pietro ferra il suo barracuda, pochi grammi, è giusto rimetterlo in acqua, con grande delicatezza l’amico Pietro slama il pesce e lo restituisce al mare, passano 10 minuti e questa volta tocca a me ferrare un altro piccolo esemplare di barracuda che prontamente si auto libera dopo qualche secondo! Calato il buio ci spostiamo in un altro punto, lo stesso dove la settimana prima avevo agganciato il calamaro, tiriamo fuori gli squid ed iniziamo a lanciare, io Pietro e luigi adoperiamo una montatura classica, ossia l’artificiale agganciato al moschettone come un normale minnow, Savio utilizza una montatura con star light, ma in entrambi i casi le due varianti non producono cattureAttendiamo un pò di tempo insistendo nello stesso posto, poi mi sposto con i compagni sull’altro versante della scogliera, la notte porta consiglio, soluzione azzeccata! Il primo accenno di attività l’ho quando Pietro mi lascia provare la sua canna, ma riesco a portare su solo un pezzo di tentacolo, successivamente riprendo la mia attrezzatura con uno squid affondante innescato , lancio e sento un peso improvviso, ho notato che i due cefalopodi, seppia o calamaro hanno due diversi modi di combattere, il calamaro è molto più attivo, cerca di contrastare l’azione di recupero molto similmente ad un pinnuto, la seppia è praticamente blanda e arrendevole, anche considerando la sua forma poco sportiva, ma ha il vantaggio di avere i tentacoli più corti e quindi meno presa sul cestino, in tutti i modi recuperando molto lentamente, con guadinamento finale, riesco a portarla su. Nel frattempo Pietro e luigi mi parlano di una tecnica innovativa lanciata dalla Yamaria, il tataki fishing, a tal proposito hanno un terminale già pronto composto da diversi piccoli squid, è la prima volta per Shin, forse, non vorrei azzardare, ma la prima cattura effettuata in territorio campano utilizzando questa tecnica, non mi dilungo oltre, seguirà un argomento più dettagliato sulla tecnica aperto da Badsea. La serata si conclude con una seppia ed un calamaro portati in guadino, ma le slamate sono state diverse, ma ripagate dalla soddisfazione di avere provato il tataki con esiti più che positivi.
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